TRA PARTENZE E ARRIVI

Giugno: mese di visite e di partenze.

Da giovedì 7 a domenica 17 giugno abbiamo gioito della presenza padovana di Vanna (dell’Ufficio Missionario) e di Onorina (psicologa e collaboratrice nelle istituzioni diocesane).  Noi missionari abbiamo desiderato la loro partecipazione per avviare un lavoro di gruppo sulle relazioni. Per questo ci siamo ritirati per alcuni giorni presso la casa di spiritualità “Foyer de Charitè”, all’ombra del famoso vulcano Cotopaxi. Proprio Onorina ci ha accompagnati nelle faticose ma preziosissime dinamiche di gruppo. Con la lente di ingrandimento siamo entrati nelle nostre storie per dare un volto e un nome ai sentimenti e ai fatti che costituiscono il mondo di ciascuno. Tutti abbiamo goduto di momenti intensi che ancora una volta ci hanno consegnato strumenti importanti per fare pulizia nei nostri cuori e così guardarci in faccia con la stima e la conoscenza reciproca, necessari per una sincera e fruttuosa vita comune.

Vanna, invece, oltre che a condividere momenti di vita quotidiana (preparando delle ottime cenette italiane…il risotto agli asparagi, tanto per nominare un piatto), ha presentato la sintesi del Convegno Ecclesiale di Aquileia, svoltosi lo scorso aprile. E considerata la sua competenza contabile, ha “dato i numeri”, ovvero ha consegnato il bilancio economico dell’Ufficio Missionario di Padova. Dobbiamo ammettere che il tempo condiviso con Onorina e Vanna è stato davvero un gran regalo che ci ha permesso di respirare molta serenità e intravedere belle speranze.

Con loro ha preso l’aereo per rientrare in Italia Nicola Zerbetto (originario della parrocchia di Tribano), che dopo tre anni di servizio nella parrocchia di San Lucas in Carcelèn Bajo come laico fidei donum, ha terminato la sua esperienza missionaria.

Anche Lorenza Bertazzo nel pomeriggio di domenica 1° luglio è decollata alla volta di Fossaragna (…Italia!?) dopo tre anni e mezzo di impegno missionario nella stessa parrocchia dove vivo io, María Estrella de la Evangelización. Il sabato precedente è stata salutata con una calorosa festa alla presenza dei piccoli del C.A.E., dei loro genitori, dei giovani e degli adulti dei gruppi parrocchiali e di numerosi altre persone…e tante lacrime hanno bagnato i volti di chi ha trovato in Lorenza una presenza sicura, forte e affettuosa.

A salutare Lorenza c’erano pure Mattia e Nicola, due seminaristi del quinto anno di teologia (arrivati nel pomeriggio di venerdì) che inseguendo la tradizione del seminario patavino stanno conoscendo e condividendo l’esperienza in una delle missioni diocesane. Con noi rimarranno fino al 15 di luglio.

E di partenze si tratta quando un nostro fratello lascia la vita terrena per l’eternità. In pochi giorni ho celebrato il funerale di un suicida di 52 anni, di un bimbo deceduto poche ore dopo essere venuto alla luce e quello di un anziano di 92 anni. Sono alle prime armi nell’accompagnamento dei lutti ecuatoriani. Le celebrazioni delle esequie sono differenti da quelle classiche italiane. Non sempre si celebra la Messa, a volte chiedono solo una benedizione (ma che sia sempre bella abbondante di acqua) o una celebrazione della Parola, o la preghiera del rosario…o molto spesso nemmeno veniamo  a conoscenza della morte dei nostri parrocchiani.

In occasioni come queste mi sto rendendo conto della solidarietà che si stringe ai familiari da parte dei parenti, vicini o conoscenti, grandi e piccini, che passano uno o due giorni consecutivi (e anche di notte) a vegliare attorno al defunto cantando, mangiando, bevendo e…a volte pregando. Qua non si ci nasconde di fronte alla morte. E’ una realtà talmente normale, talmente familiare che non fa paura. Il morto riposa in casa come qualsiasi altro membro della famiglia.

La parrocchia in questi giorni è anche un cantiere aperto per la preparazione del campamento vacacional (il grest!) che vede la collaborazione di circa un’ ottantina di animatori adolescenti e prevede la presenza di circa 500 bambini dai 4 ai 13 anni.

Per quanto riguarda la mia salute, ho appena terminato un ciclo di terapie al braccio sinistro che ha subito un fastidioso strappo muscolare in seguito a dei pesanti lavori di manutenzione all’esterno della casa…i me dise che chi non xè abitua a lavorare se farà sempre mae!

 La torrida estate italiana obbliga a staccare la spina: auguro un proficuo tempo di riposo necessario per ricaricare le batterie e poi continuare con serenità ogni attività.

¡Hasta luego!

don Saverio

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