3 + 6

Qualche anno fa, ai tempi di Ronaldo all’Inter, il suo compagno di squadra e di attacco, il cileno Ivan Zamorano, giocando con i numeri aveva incollato un piccolo segno + tra l’1 e l’8 della sua maglia (che era il 18). “Tu Ronaldo che sei strafamoso potrai pure tenere il 9 (il numero dei bomber) però anche io con il mio 1+8 (uguale a 9) non sono da meno”. Questo gioco di memorie nerazzurre un poco si aggancia a questi due mesi del 2013. In maggio sono arrivato a 36 anni e a giugno ringrazierò il Signore per questi 9 anni (3+6) di sacerdozio. Con due numeretti uno pensa a un mucchio di cose. Penso alla mia famiglia, ai miei amici, quelli di sempre e a quelli che poco a poco hanno iniziato a camminare al mio fianco. Sono figlio, fratello, anche zio, in Ecuador mi chiamano padre.

Penso alla vocazione che mi è stata donata, al sì ripetuto molte volte, all’essere sacerdote e missionario. Penso a Cornegliana, alle parrocchie della Diocesi che mi hanno visto passare per di lì e alla parrocchia che mi ha accolto come suo parroco. A 36 anni in Ecuador si potrebbe già essere nonni, io sempre più mi sento vicino ad Abramo. Camminante seguendo una promessa. Come persona, come cristiano, come sacerdote. E così la contemplazione si fa ringraziamento. Ringrazio per quello che è stato e per il cammino che c’è ancora da fare. Ringrazio per le belle persone che conosco e per quelle che sto iniziando a conoscere.

Il mese di maggio è stato il tempo del compleanno della parrocchia. 15 anni. La messa nella piazza, dopo la lunga processione, è stata bagnata dalla pioggia. Tenue all’inizio, forte durante la comunione tanto da costringerci a finire la celebrazione in chiesa. Dopo la messa tutti fuori a mangiare e quasi alla fine del pranzo tutti dentro un’altra volta dato che aveva ricominciato a piovere. La chiesa, con i banchi in cerchio è diventata come una pista del circo, dove si sono esibiti tanti dei gruppi che fanno parte della comunità. Balli, scenette, il bingo, la torta alla fine. Fuori la pioggia e dentro l’allegria di esserci, di fare comunità di continuare a crescere. Guardando le vecchie fotografie si vede tanta terra, tanto fango, poche case. Lo scheletro della chiesa, le fondamenta dell’asilo e le impalcature per quello che sarebbe stato il dispensario medico. Guardandomi attorno oggi si vedono moltissime case, il tetto rosso della chiesa, tanta gente che con il tempo si è affezionata alla parrocchia e tanta che, nonostante viva qui da molto tempo, non conosce nemmeno il nome della parrocchia. C’è da camminare. Nella formazione, nell’apertura al nuovo, nel senso di essere e fare comunione. Si raccoglie l’eredità lasciata da chi ha preceduto, però allo stesso tempo si guarda avanti per continuare un cammino intrapreso. Questi estivi saranno i mesi delle scartoffie e dello studio. I tanti raccoglitori colorati messi in ordine nella libreria adesso devono anche essere letti e studiati. Raccontano una storia di 15 anni, i passi e le cadute, da leggere perché per amare serve conoscere.

Sabato farò il quasi – vescovo poiché sono stato invitato a cresimare in una parrocchia vicina. Speriamo che lo Spirito Santo funzioni lo stesso.

¡Hasta pronto!

P. Giovanni

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