ESODI QUOTIDIANI

Quito, aprile 2012

Il mese di marzo si è aperto (e continua!) con esperienze davvero particolari e divertenti.

La patente anzitutto. Quella italiana non è valida per gli stranieri residenti in Ecuador. Ho dovuto partecipare come un baldo giovanotto diciottenne alle lezioni di teoria e di pratica. Iniziavo alle 7 del mattino e terminavo circa le 13.30…praticamente un corso intensivo che mi ha permesso nel corso di due settimane conseguire il tutto con i relativi esami di teoria e pratica. Non mi soffermo a commentare le modalità  con cui si fanno le cose “ufficiali”. Lascio alla vostra curiosità… Il bello è che non posso ancora guidare! Devo sostenere un altro esame di teoria presso la Commissione di Transito per accertare che abbia frequentato una scuola autorizzata e che non siano passate bustarelle sotto banco. Sono già passati 20 giorni e ancora non posso accedere a ‘sto agognato esame che mi permetterebbe di ottenere la patente…  E invece devo ricorrere come la stragrande maggiornaza dei cittadini ecuatoriani al trasporto pubblico.

 

Gli autobus? La prima volta che ci sono salito è stata per raggiungere la scuolaguida. Per la via della casa parrocchiale passano dei piccoli da 25-30 posti. Mezzi sgangherati che sputano catrame dalle rumorose marmitte, taroccati con luci, lucette di ogni tipo per dare un tocco chic al servizio (credaghe!). Una volta salito per il mio primo viaggio verso Carapungo ho osservato tutto il possibile: l’autista indossava guanti da giardinaggio con le dita tagliate, la leva del cambio era una verga di ferro con un pomello di schotch per non squartare la mano (ecco perchè anche i guanti!), i bastoni per attaccarsi erano tubi per le tende di casa, al vetro rotto avevano rimediato con un sacco nero delle immondizie…

Il viaggio? Come il film “Fast & Furios”. Sorpassi azzardati, competizione con un camion da cava che tentava il sorpasso. Cose viste solo nei film e io là a guardare con occhi increduli. Ma l’autista non considerava il fatto che c’erano degli esseri umani a bordo?

In questo modo iniziavano i miei esodi, però dal 20 di marzo verso il centro di Quito per frequentare il corso di spagnolo. Ore 6.30 di quel mattino esco di casa accompagnato da Lorenza per imparare le coincidenze dei bus. Fatta una piccola escursione di 15 minuti e per di più in salita, arriviamo alla fermata. Dopo due bus che non si sono fermati perchè già strapieni, Lorenza si lancia sul successivo riuscendo ad entrare… Io impacciato in mezzo alla folla che tentava di salire, mi butto attaccandomi come l’eroico Tarzan sulle maniglie delle porte e con la punta dei piedi sulla pedana! Il viaggio è stato in queste condizioni per 5 Km… Poi sono riuscito a farmi spazio e a continuare il viaggio per un’altra ora, appesso ai bastioni o seduto.

“Io no che faccio questa vita per due mesi!” ho pensato e detto con rabbia. I giorni successivi più  o meno sono andati alla stessa maniera. A dire il vero le sto provando tutte per vivere i suddetti esodi con meno stress ma finora il risultato è sempre lo stesso. Facendo due conti: per frequentare 3 ore di lezione impiego quasi 4 ore solo per il viaggio. E allora non faccio altro che osservare chi viaggia con me: studenti, operai, impiegate/i, gente che tenta la fortuna tutti i giorni. Donne che si truccano, bambini che dormono in braccio al fratello o alla sorella maggiore, quasi tutti con le orecchie tappate dalle cuffiete per ascoltare la musica, chi dorme in piedi…il bigliettaio con i suoi ritornelli “Suba, suba por favor! Siga, siga por favor! Avanze al medio! Vaya! Atrás…adelante…” al costo di 25 centesimi o di 35 per la tratta fino al centro della città. E non è finita! Venditori di gelati, patatine, cianfrusaglie varie che, a dire il vero, mi infastidiscono con le loro noiose cantilene.

Questi sono solo alcuni fotogrammi del pendolare che per lunghissimi anni o per tutta la vita deve affrontare/sopportare/soffrire per portare a casa qualche briciola di dollaro.

Infine, la novità dell’ultima ora. Per tutta la Settimana Santa sarò in servizio presso la Cappella di San Luis, poco distante dai confini della nostra parrocchia. All’improvviso l’altra parrocchia si è trovata con un prete in meno… Con piacere mi sono reso disponibile. Già ho celebrato la Messa delle Palme con la breve processione e ora sono pronto per le altre celebrazioni.

Mentre pubblico questo articolo la Pasqua è già passata. Quante attese, promesse, sogni attendono davanti alla pesante pietra … Il Risorto faccia fiorire nella vita di ciascuno momenti e opportunità per una Vita sempre più bella e gioiosa. Auguri!

don Saverio

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